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OSSERVAZIONI SULLA VOCE

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GLI ACUTI NEL CANTO:PURO ATLETISMO? 


Andare in bicicletta può sembrare cosa semplice una volta imparato, tutto sommato basta mantenersi in equilibrio, non correre, evitare strade che richiedano un maggiore impegno.

Ecco:questo è il KARAOKE.

Quando invece il ciclista vuole correre, vuole fare le salite, gli slalom, insomma vuole divertirsi col proprio "strumento" deve fare 2 cose:allenare il corpo ed allenare la tecnica.
Ecco, questo è il CANTO di alto livello!

L'espressione vocale, la cosiddetta INTERPRETAZIONE è frutto di una ricerca :come"dico"questa frase? Come esprimo questo significato? Ecco quindi venire fuori problematiche di accenti, di dinamica, di vibrato, e poi di gestione della funzione d'organo! GLI ACUTI NON SONO IMPORTANTI (dice qualcuno) :io rispondo "NI".
Ogni cantante deve avere gli acuti che caratterizzano la propria categoria vocale :se questi mancano dall'estensione viene meno non solo una capacità fisico-meccanica, ma anche la possibilità di esprimersi!
Immaginiamo un attore che deve GRIDARE in un passaggio :ora provate a sostituire al prototipo di suono necessario, una voce flebile, stimbrata, impossibilitata nel grido... capirete che non sarà credibile.
Idem il cantante.
Un brano musicale scritto per "tenore" dovrà e potrà essere portato ad esempio nella tessitura di un "baritono" ma rispettando le esigenze espressive del brano stesso. Cari cantanti, l'acuto è espressione, è un mezzo comunicativo, è ciò che spesso da il giusto senso alla frase! Ecco perché nel canto moderno la scelta della tonalità diviene un fattore fondamentale :non si lavora solo "dove sto comodo", ma dove "rendo il brano". Ora nel caso di performance prolungate la valutazione si allarga ad una ulteriore valutazione :"In quale tonalità ho una buona resa espressiva del brano e riesco ad eseguire lo stesso passaggio più volte senza controindicazioni? "
Ecco allora cosa diviene la tecnica vocale :una disciplina che abbraccia lo strumento voce in tutti i suoi aspetti :utilizzo musicale, espressione, allenamento muscolare. 

Con  lo stesso  metodo è possibile cantare tutto? 

Puoi guardare anche il video all'indirizzo https://youtu.be/Cy3L8J5IItI

Nel mondo delle cosiddette "certificazioni" nel canto, gira, da parte dei "certificanti" questo tipo di messaggio, assolutamente fuorviante e professionalmente poco riscontrante la pratica musicale.Basterebbe partire da un concetto fondamentale che vede la distinzione tra canto codificato e non codificato.Tutto il canto microfonato, dal pop al jazz, dal rock al soul non ha un unico prototipo di emissione vocale :nel pop un cantante come Renga ha un modello di fonazione, una tecnica, certamente diversa ad esempio da Zarrillo(ma è solo per farne un esempio). La codificazione esiste nello stile, MAI nella voce. Cos'è lo stile? L'insieme ritmico-melodico-armonico con il quale è costruito un brano. La voce ha senso se riesce a svolgere il suo ruolo in EUFONIA STILISTICA, che è il "suono giusto in relazione al testo ed allo stile musicale".Detto ciò si potrebbe asserire in modo abbastanza forte e chiaramente provocatorio, che NON ESISTE una tecnica vocale nel canto moderno o per meglio dire esistono diverse forme e sfaccettature di tecnica vocale assolutamente non banalizzabili ad un unico modello di emissione.Se proviamo ad immaginare la voce di un "tenore lirico" sicuramente alla mente ci viene subito in mente, se non un cantante in particolare, ma il "mode" timbrico:certamente non immaginiamo Ray Charles!! Al contrario se chiediamo ad una persona di immaginare la voce di un cantante "soul" penserà al suo cantante soul preferito, ma non al prototipo di cantante soul! Tutto questo è semplice spiegarlo :il tenore lirico canta secondo un protocollo ben preciso e codificato, il cantante "soul" canta secondo un codice musicale, ma non timbrico e non a caso il Signor JAMES BROWN canta in maniera diversa dal signor STEWIE WONDER.Ciò che è codificato è lo stile musicale, ma mai il prototipo di suono adottato.Detto ciò bisogna affermare che nel canto microfonato la vera tecnica vocale è l'insieme di quegli equilibri fisico-meccanici che esaltano le componenti proprie della timbrica del cantante in relazione anche allo stile musicale.In fase di formazione il lavoro che suggerisco ad un neofita è sicuramente ad ampio raggio, deve permettere al cantante di scoprire le diverse potenzialità e sonorità della propria timbrica, dai suoni aperti, a quelli coperti, alle diverse sfumature relative alle risonanze :impostare un modello uguale per tutti vuol dire tarpare le ali a quella persona.È possibile quindi cantare tutto con una sola tecnica vocale? Certamente, ma non è detto che sia un buon lavoro artistico.

Ma questo chiaramente non vi sarà mai detto da un insegnante di "un metodo" -) 

Una volta era arte... Ora è atletismo

Troppo spesso perdiamo di vista l'incipit che ci ha fatto scegliere un cammino, fatto per gioco o per professione, ma comunque un cammino, quello della musica.Cosa mi spinse all'età di 5 anni o poco più, ad iniziare delle lezioni di pianoforte? L'incanto che provavo nel sentir suonare mio zio Pietro, il Professore Pietro Falci, un luminare del latino, del greco, della filosofia e del pianoforte. Ricordo che andavo a casa sua e prima ancora di dirgli "ciao zio", gli chiedevo con estrema timidezza "mi suoni quella che piace a me?"

Lui capiva che parlavo della "Marcia alla Turca" e da lì partiva in un concerto privato per il suo spettatore più piccolo, io, che rimanevo incantato nel "vedere" quella musica attraverso una diteggiatura elegante, leggera ma potente, nel sentire mille note che lui mi faceva distinguere come fosse stata una sola. Una favola, un sogno, non so descrivere cosa provassi,ma il risultato era che rimanevo li per ore sognando un giorno di riuscire a fare ciò che faceva lui... ma non ci sono mai riuscito come lui.Fui quindi attratto dal bello, dalle sensazioni che solo l'arte mi dava in tutte le sue forme:la stessa sensazione provavo dinanzi i quadri di mio padre, o per meglio dire nel momento in cui lo vedevo dipingere, perché vedevo nascere un fiore, un volto, un panorama nel vuoto di uno spazio bianco, esattamente come una musica celestiale nel vuoto del silenzio di una stanza.Iniziai quindi il mio percorso nel pianoforte e solo successivamente nel canto.Scoprì nella voce uno strumento che mi permetteva di estrinsecare maggiormente le mie sensazioni, ma iniziai allo stesso tempo a scontrarmi con una problematica già conosciuta col pianoforte :la tecnica.Ho sempre dato una grande importanza a questo aspetto perche lo ritengo personalmente il veicolo delle emozioni :la tecnica è solo un mezzo.Pur considerandola tale, devo confessare che ad oggi, molto spesso, ricopre il 100%dell'interesse di una mia lezione di canto, poiché la intendo come un "dare la possibilità" "dare voce ad una voce".Ma è proprio in questi casi che mi attanaglia un dubbio :sono io lo"Zio Pietro o il papà pittore di qualcuno "? Loro mi hanno sempre dimostrato la tecnica attraverso l'arte, ma ciò che realmente mi ha legato alla musica è stata l'arte che sottointendeva una tecnica seppure nascosta nella bellezza di quei suoni e di quei colori.L'idea che oggi si riduca il canto ad un atletismo, devo dire il vero, mi disturba non poco, soprattutto guardando in rete la vendita di "corsi di tecnica" o "metodi" nei quali l'arte, l'espressione, il valore della comunicazione e del bello non trova spazio. Per carità, mi reputo tra i responsabili di questa offesa all'animo umano, la tecnica vissuta solo come atto fisico-meccanico è esattamente ciò, e lo dico oggi all'uomo che dal 1996 percorre la strada della didattica. Poi sento una canzone, mi emoziono, e li torno all'origine, lavorando INDIRETTAMENTE sulla tecnica nell'intento di guidare verso l'arte, verso la comunicazione, in un viaggio introspettivo.

Quel suono lo chiamo belting, quello mix, quello legit... siamo d'accordo, ma è solo il colore giusto a dipingere quella storia, tutto sommato, a pensarci bene, sono i nostri stati emotivi a dettare il colore, la velocità, il volume del nostro "semplice parlare".Mi sento di affermare che ad oggi, Marzo 2022 siamo pieni di cantanti con gli acuti, siamo pieni di persone che sanno fare il fischio glottico, siamo pieni di virtuosismi, ma forse poveri di comunicazione perché manchevoli di espressione che viene fuori, al di là degli aspetti tecnici,lavorando sulla capacità di essere persone in grado di avere emozioni.L'idea che un cantante sia solo un performer non mi scende più, l'idea di parlare di atletismo vocale inizia a darmi la nausea, l'idea di aver banalizzato l'arte di usare la voce ad un movimento delle corde vocali nel quale dettagliamo e codifichiamo ogni singolo movimento è deplorevole.Con questo sto dicendo a me stesso che continuerò ad insegnare la TECNICA VOCALE, ma sempre e solo senza perdere di vista la finalità, che trova nel mio caso corrispondenza con il mio incipit iniziale.

A lezione di canto da LUCIANO PAVAROTTI

https://www.youtube.com/watch?v=cWc7vYjgnTs

Analizziamo nel video le caratteristiche salienti della tecnica vocale utilizzata dal grande tenore :oserei dire che gran parte della scuola di canto viene racchiusa in un brano ! Inizierei con l'evidenziare in modo schematico i punti salienti  che andremo ad analizzare:

1)Utilizzo della corretta copertura delle vocali in zona acuta

2)fraseggio basato su un appoggio-sostegno "italiano"

3)libertà articolatoria 


Analizzando il punto 1 possiamo affermare che "suono coperto" non vuol dire cercare un suono "chiuso-scuro-ovale-rotondo", bensì un aggiustamento fonetico-acustico "trasparente"grazie al quale creare quel condizionamento fisico-meccanico ideale sulle note acute. E' possibile notare come ,nella parte finale dell'aria ,la vocale "E" del "vincerò" diviene praticamente "A", UN POCHINO COME SE IL GRANDE TENORE STESSE CANTANDO "vinciarà". Questo la dice lunga su quanto esposto prima:le vocali non possono essere chiuse volontariamente perchè verrebbe meno il principio secondo ll quale l'ascesa alle note acute preveda una progressiva apertura della bocca ,chiaramente proporzionata entro certe misure dettate dalle note stesse,un pochino paragonabile alla naturale distensione delle gambe quando si corre. Questa impercettibile modificazione fonetica permette il crearsi di maggiori spazi ed una maggiore stabilità della nostra laringe. In cosa consiste però,nella pratica tale modificazione ?Ritengo sia praticamente impossibile da "scrivere", ma rifacendomi alla fonetica potrei dire che si tratta di un "suono neutro":attenzione,solo l'orecchio di un buon insegnante potrà indirizzarvi verso il suono giusto. E' pur vero che le strade per arrivare a questo equilibrio sono tante:se è vero che la modificazione fonetica  "trasparente"(lo ripeto per fissare il concetto per il quale le vocali vanno pensate senza distorsioni acustiche)da vita ad un adeguamento meccanico,è legittimamente vero il contrario,ovvero che la ricerca INDIRETTA di atteggiamenti muscolari dia lo stesso risultato.E' chiaro quindi che la libertà articolatoria del punto 3 diviene frutto dello stesso equilibrio:non abbiamo bisogno per forza di imporre uno stampino articolatorio se la vocale è lasciata apparentemente pura:si canta con la bocca ovale, si canta a sorriso, alza gli zigomi divengono dei correttivi utili al docente unicamente per correggere posizioni ritenute inappropriate o non favorenti la corretta emissione .

Nel punto 2 ho messo in risalto "l'appoggio-sostegno" definendolo ITALIANO. La domanda è: perchè esiste una maniera di respirare particolare secondo la nazionalità?Chiaramente NO, ma esistono diverse tecniche relative alla gestione muscolare del fiato. In qualche scuola di canto si parla di appoggio o di sostegno  addirittura confondendone il significato :pur essendo nella realtà due componenti della stessa attività, la respirazione, possiamo sicuramente distinguerli  .Al fine di far capire questi concetti anche a chi si avvicina per la prima volta al mondo del canto iniziamo col dire una cosa semplice:il canto avviene come atto espiratorio. Stabilito questo diciamo che è spesso nella natura dell'essere umano avere poco controllo "sulla fuoriuscita del fiato" mentre si canta,con il risultato di respiri corti, suoni poco potenti,fatica vocale. Parlando del diaframma diciamo anche che  questo vive una condizione di attività ed una di passività:durante l'inspirazione il diaframma si "stira"abbassandosi, ed in questa fase è attivo,mentre durante la fase espiratoria diviene passivo,immaginiamo come una membrana che perde tono muscolare:se a questo aggiungiamo le forze di retrazione elastiche polmonari ,possiamo capire quanto "tenere il fiato" non sia tutto sommato cosi naturale. Nell'appoggio-sostegno italiano si guida il cantante affinchè possa ottenere un controllo,finalizzato al rallentamento della risalita del diaframma e distinguiamo l'appoggio come un freno dato dall'attività di muscolature addominali e costali che da antagonisti si oppongono alla repentina chiusura,mentre il sostegno come un'attività praticamente contraria grazie alla quale i muscoli addominali retraendosi aiutano proprio il diaframma nella sua risalita.Queste due componenti nella scuola italiana convivono e si equilibrano secondo l'esigenza del suono da produrre per cui la retrazione della parete addominale non viene nè bloccata nè accentuata,ma equilibrata dalle muscolature antagoniste.In altre scuole non di origine "belcantista" invece si parla molto spesso a senso unico dii appoggio o di sostegno,per cui si porta il cantante a "tenere sempre l'addome in fuori" oppure "spingerlo dentro". Poi abbiamo uno "sviluppo " del concetto di appoggio nel cosiddetto "affondo" dove addirittura si abitua il cantante a "spingere gradualmente verso il basso,in fuori" la parete addominale man mano che si procede  verso gli acuti:è sbagliato ciò che non abbiamo definito come di scuola italiana? Da vocal trainer posso dire di no, la respirazione rappresenta una maniera di utilizzare un motore dove le variabili sono rappresentate dallo stile dii guida e dal tipo di strada che si percorre:parlando di canto è utile affermare il concetto per il quale il tipo di voce ed il repertorio rappresentano gli elementi di base sui quali fondare un discorso.


Francesco Ruocco 


 

Allenamento vocale su una voce maschile .L'emissione da l'illusione di rimanere "piena "dalle note gravi fino alla parte più estrema del settore acuto:in realtà un piccolo"trucco del mestiere" permette al cantante di collegare la voce piena al falsetto dando l'illusione di un suon unico:il passaggio di registro.Nei due video....dal training alla pratica 



Le enormi bugie di un sogno

Ho deciso di scrivere qualche osservazione in merito all'enorme spazzatura che è nata intorno al canto.

È talmente tanta che non so obiettivamente da dove partire, ma proverò a passare in rassegna in modo sintetico tutte le opportunità (in senso ironico chiaramente) che un giovane cantante incontra nell'intento di "riuscire".
Partiamo dal mio campo :la didattica. Posso affermare che oggi esistono più Vocal coach che cantanti, ed il dato simpatico (come gli escrementi di una vacca) è che ognuno di questi INVENTA di sana pianta un metodo che è null'altro che lo specchio, spesso opaco, di un altro sistema che è a sua volta una condizione didattica assurda basata sulla presunzione che ciò che si è pensato valido per uno possa esserlo per tutti. Spesso la forza di queste debolezze didattiche è proprio l'ignoranza di chi vi si iscrive:l'utente medio è normalmente un "Vocal coach" in cerca di un pezzo di carta che attesti, spesso senza troppi sforzi, un percorso di formazione assente che lo proclami "insegnante certificato", titolo acquistato e venduto a gran prezzo malgrado l'assoluta povertà formativa sia in molti casi il vero punto forte. Così "Tizio", insegnante di canto con esperienza da karaoke si sente parte di una squadra che ha un nome, ha un logo, un marchio :è diventato qualcuno che pensa di sapere i segreti di un qualcosa, il canto, il cui unico segreto è lo studio serio, ed è un principio valido davvero per tutti grazie al quale puoi creare un metodo di lavoro per ognuno. I nuovi insegnanti certificati spesso devono fare aggiornamenti (certo perché importanti ricerche scientifiche compie il tuo "master teacher") pagati profumatamente, o pagare, come ho sentito dire, una sorta di iscrizione annuale per "comparire sul sito degli insegnanti certificati" (😂) di quel metodo.
Chiaramente non è tutta l'erba un fascio.
Poi abbiamo le Masterclass, usanza in voga sia nel mondo lirico che moderno :il cantante viene portato a credere che uno stage con "uno che conta" o che viene spacciato per tale magari per 3 apparizioni in tv(caspiterina potrei essere anche io allora, ho un curriculum televisivo ad hoc😂) sia comunque un occasione per aprire delle porte, dimenticando che "quello che conta" è pagato per stare lì e se fosse davvero "uno che conta" là non ci starebbe perché non dovrebbe mettere insieme il pranzo con la cena. Poi sicuramente non inserisce il primo bravo cantante che gli capita, perché, diciamo la verità, ci sono anche altri aspetti da considerare :quello che mi paga da 5 anni e qualcosa dovrà fare, il figlio di mio cugino, il nipote dell'onorevole "X". L'iter è il seguente :"l'uomo che conta" viene contattato spesso da un accademia, un associazione, un privato per organizzare una Masterclass, stage, lezione, serie di lezioni. Passo 2 pubblicità sui social come qualcosa di assolutamente importante,poi iscrizioni, giornata di lavoro, foto e attestati di rito:tutti felici! "L'uomo che conta "ha guadagnato bene, anche l'organizzazione in realtà, il giovane cantante ha avuto tante belle parole che gli hanno dato speranza insieme a delle dritte fondamentali come

" devi crederci "(questo è un prezioso suggerimento motivazionale), oppure" devi dosare meglio il fiato "(mi vengono i brividi al solo pensare all'enorme spessore tecnico). Quanti di questi ragazzi ho visto poi su un palco importante?Nessuno. 

Poi abbiamo I festival dei quali ho rispetto essenzialmente per poche categorie :quelle dove non si vince nulla, quelle dove si vince una borsa di studio in denaro liquido, quella dove si vincono produzioni inedite(per il pop) o "ruoli" nella lirica Nella musica leggera pochi, anzi pochissimi sono i festival importanti, mentre sono una marea le manifestazioni che millantano un possibile sbocco a Sanremo. 
Poi abbiamo un modus operandi di alcune etichette discografiche abbastanza singolare:come dico sempre, alcune, non tutte.
Il giovane talento deve produrre globalmente un lavoro, deve pubblicizzarlo, deve racimolare like sui social, deve essenzialmente costruirsi la notorietà.
Arrivati ad 1 milione di like(in realtà non conosco la cifra esatta) la grande etichetta ti chiama perché sei improvvisamente diventato "interessante":a Salerno diciamo "O cocc munnat e buon" che significa "il cocco già aperto e pulito pronto per essere mangiato". Un sistema questo che privilegia chi ha maggiori possibilità economiche a scapito di chi ha talento e poche risorse.

Poi abbiamo il Conservatorio,anche qui non facciamo di un'erba un fascio, ma diciamo pure che negli ultimi anni si è completamente trasformato in un diplomificio soprattutto per le classi di canto pop e jazz, diciamo la verità, dall'impegno non sempre "rilevante" :basti pensare che nella media un laureato in canto pop non sa leggere sempre una partitura per capire il peso della formazione, ribadisco, non in tutti i conservatori e non con tutti gli insegnanti, ne conosco di eccelsi. 
Cosa dico io :
1)Studiate

2)Scegliete accuratamente il vostro insegnante, sentitelo cantare, valutate la sua carriera artistica , i suoi insegnanti, i suoi risultati

3)Partecipate a concorsi, festival, talent ma solo per fare esperienza, senza crederci oltre
4)Autopromuovetevi in modo adeguato :create arte, musica, un vostro progetto, poi ciò che verrà sarà a cavallo tra fortuna, bravura, opportunità
5)Quando parlate della tecnica vocale fatelo in modo semplice, non riempitevi la bocca di "cry", "mix" e balle varie :esiste solo un buon canto ed un cattivo canto, vi accorgerete della retta via solo ascoltando la vostra voce ed apprezzando la maturità di volta in volta raggiunta. Se vi trovate con la bocca piena di belle parole ma la voce di una rana, probabilmente più che essere sulla retta via, siete sulla via del retto😂.
6)Imparate la disciplina musicale, la vostra voce è uno strumento
7)Allenatevi con gli esercizi giusti che presuppongono un giusto insegnante :evitate i metodi e qualsiasi cosa vi venga commercializzato come tale. Esistete VOI, esiste la vostra voglia di fare e la vostra voce, esistono dei principi che adeguati a voi vi permetteranno di arrivare a dei risultati tangibili e non al conto in banca del guru di turno.
8)ricordate che il canto non si insegna e non si impara:la didattica è "solo "una guida che vi porta alle scoperte che voi stessi fate lavorando col vostro corpo, ma siete solo voi ed i vostri muscoli, io insegnante sono e devo rimanere" un mezzo"che parte da voi e finisce in voi. Il canto non si impara, non si costruisce, ma si scopre:la tecnica è il mezzo per lasciare emergere e non una impalcatura per costruire.
9)Raccontate i testi:una voce perfetta ma che non racconta, è una voce" muta"nell'espressione. Interpretare non vuol dire solo "canta col cuore" ma esercitati a comunicare attraverso la tua voce anche ciò che non stai "sentendo",esattamente come un pittore che alla luce blanda di una candela, nel chiuso di una stanza, dipinge un magnifico scorcio della costiera amalfitana dove spicca il riflesso di un raggio di sole sull'onda del mare.
Francesco Ruocco




Perché in un brano riesco a cantare certi suoni ed in un altro assolutamente no?

La risposta alla frequente domanda sta nella relazione che si stabilisce tra "suono / contesto ritmico-melodico /tipologia vocale.Essendo il canto un'attività muscolare, come tale è soggetto, o può esserlo, ad una serie di stress dati dal repertorio stesso, ovvero dalla sequenza di suoni, ritmi, pause. Da qui nasce l'esigenza, in primis fisiologica, della scelta di un repertorio adeguato alla vocalità :una "laringe"(in senso lato) è in grado di sostenere un repertorio, un'altra no.Nel canto moderno, e soprattutto nella fase principale della formazione, il Performer dovrà necessariamente allenarsi nelle qualità del Legit, del mix, del Belting, per poi chiaramente porre l'attenzione in modo specifico sul prototipo vocale in eufonia con lo stile adottato artisticamente, ma non è assolutamente detto che ogni voce riuscirà bene dal punto di vista estetico in ogni "modalità", perché, ad esempio, una corda "sottile" potrà avere scarsi risultati ad esempio nel Belting. Nel canto lirico il rapporto voce-repertorio è invece talmente importante che nel corso degli anni si è data una "specifica" aggiuntiva ad ogni classificazione vocale :tenore leggero, tenore lirico, soprano drammatico... Ecc.Questa ulteriore specifica è il frutto dell'osservazione attenta delle qualità vocali del soggetto, intese come range comodo di esecuzione, colore timbrico, zone di atletismo vocale :nel teatro d'opera ogni "ruolo" (il personaggio all'interno dell'opera) ha delle precise caratteristiche vocali richieste sia dalla scrittura musicale che dal carattere del personaggio stesso nella storia. Possiamo capire che, ad eccezione di casi estremi, un tenore "leggero" non sia idoneo all'interpretazione di "Cavaradossi" nella Tosca, caratterizzato invece da una voce dalle caratteristiche di portanza molto elevate.Stesso discorso negli stili pop, soul, jazz, rock..... l'equilibrio "voce-repertorio" diviene fondamentale sia per ragioni prettamente artistiche che di salute vocale :non è vero che si può cantare tutto, è più corretto affermare che si può cantare tutto ciò che rientra nei canoni della nostra vocalità, o al limite, si può cantare tutto ciò che noi stessi attraverso un lavoro fatto sul brano stesso, facciamo rientrare nelle nostre caratteristiche.Quindi mi stai dicendo che non è corretto aprirsi a "nuovi mondi"?Assolutamente no, sto solo dicendo che il punto dal quale partire sempre e comunque siamo noi stessi, ed il lavoro tecnico-vocale è finalizzato proprio al miglioramento delle qualità vocali che inevitabilmente apre la strada a nuove possibilità, ma che erano tutto sommato, seppur nascoste, insite in noi.La tecnica vocale non costruisce, non crea ciò che non c'è, ma scava nelle nostre possibilità fino a farci trovare ciò che non ci appariva, ma da sempre era lì.

Il rilassamento nel cantante :il grande equivoco tra la teoria e la pratica


Un argomento ad oggi sulla bocca di tutti gli addetti ai lavori è "il rilassamento".
Prima di una lezione di canto spesso vengono spesi diversi minuti proprio alla ricerca di uno stato muscolare, ma anche psicologico, che possa poi favorire la parte performativa seguente.
È difatti reale la condizione spesso presente in molti artisti che pur "respirando in modo adeguato" in realtà hanno una "cattiva respirazione" :un paradosso nato dal fatto che sono rigidi pur compiendo meccanismi in apparenza corretti.
Ciò premesso è palese quindi il mio pensiero favorevole verso tutte le tecniche e prassi favorenti un maggiore stato di rilassamento psico-fisico.
Detto ciò però poi si entra nel mondo artistico :qui un certo stato di tensione è fondamentale al fine di certe espressioni, tessiture, vocalità. Ecco quindi il dovere di fare chiarezza in merito e smentire le "scuole" del " devi fare cantando la stessa fatica che fai parlando" :non può essere così, è come dire ad una persona che correndo deve avere lo stesso battito cardiaco del semplice passeggiare.
Slogan come quello citato sopra allontanano l'artista dalla realtà del palcoscenico e della performance che è fatta di ATTIVITÀ MUSCOLARE e non ricerca di passività.
Il canto e la paola pur essendo generati dallo stesso strumento hanno dinamiche e livelli di attività muscolari completamente diversi e lontani tra loro:basta osservare in qualche video il volto di Luciano Pavarotti nell'emissione del "do acuto", per notare attività muscolare, dispendio di energia, "tensione".
Personalmente distinguo sempre la tensione fisiologica da quella "patologica" :quest'ultima rappresenta "il troppo", ciò di cui il Performer può fare a meno, anzi, ciò di cui il Performer DEVE fare a meno, poiché un eccesso porta inevitabilmente a una rigidità e quindi ad un blocco delle funzioni muscolari, fattore che implica successive problematiche di carattere psicologico, emotivo e chiaramente fisiche.
Il discorso diviene quindi molto più ampio e delicato del semplice "canta come parli", "lascia la tua laringe comoda" (come se si potesse controllare), "stai completamente rilassato", suggerimenti che in realtà si scontrano con la realtà poiché si equivoca un atto attivo presupponendo un atteggiamento passivo.
Francesco Ruocco



"L'illusione di un metodo nel canto"

Ad oggi sono di gran moda i cosiddetti "metodi certificati". Personalmente non credo che un metodo possa essere sbagliato oggettivamente , ma posso ipotizzarne l'eventuale inefficacia in relazione alla vastità delle voci soprattutto nel canto non codificato,alias canto moderno. Altra mia personale titubanza sta nell'assistere  alla vera e propria vendiita di pezzi di carta senza alcun valore :cioè un "pincopallo" qualsiasi fa un corso,spesso online, impara delle cose che ad oggi sono ormai abbastanza conosciute da un punto di vista vocologico ,apprende un eserciziario "tipo" e viene abilitato da un altro "pincopallo" all'insegnamento. Praticamente siamo giunti al punto in cui chiunque se la canta e se la suona da solo! Altra titubanza personale me la lasciano le affermazioni che vedi fare in fase di pubblicità/vendita :"Impara la tecnica vocale".....eh no mio caro,la tecnica vocale è qualcosa di molto più vasto rispetto alla tua visione! Più corretto è invece dire "Insegno questo" delimitando il campo disciplinare a ciò che realmente si fa,in tal caso nulla da eccepire! Personalmente quando svolgo un corso per un futuro insegnante mi attengo AI PRINCIPI , grazie ai quali il futuro professionista potrà spaziare da uno stile di canto ad un altro senza problemi:dai principi si creano i metodi specifici per lo stile e la vocalità. 

Il canto naturale :l'ideologia incontra la realtà 

Il  mondo della didattica vocale si divide oggi in due grandi gruppi :quello che promuove la naturalezza, la spontaneità, la ricerca del gesto morbido ed equilibrato, e quella che invece promuove l'esercizio muscolare, il "muovere volontariamente" dei muscoli, insomma il "fare" che si scontra con il "lasciar fare".
La mia personale visione delle cose sta in realtà nel mezzo. Esistono ragionamenti  fallaci in entrambe le visioni, che malgrado abbiamo un rigore nella logica non sono validi (non ho detto veri) con il confronto con la realtà. Un ragionamento può essere a mio parere non valido ma vero, e viceversa: è sempre il contatto con la situazione contingente che determina una realtà valida o meno. Ricordo dagli studi filosofici del liceo che la  "contingenza" descrive  ciò che può essere o non essere, non esistente necessariamente ma non impossibile.
Ecco mi si permetta di dire che proprio questo punto demolisce sia la visione prettamente naturalistica che quella meccanicistica in riferimento alla didattica vocale, e chiaramente metodi annessi.

Voglio fare subito un esempio facile:arriva da me un cantante che meccanicamente respira "bene", ma è rigido :la meccanica risulta essere inefficace. Risolvo il caso dicendo "rilassati"? Credo proprio di no, ma se conosco le manovre di detensione muscolare il caso cambia perché induco  attraverso un iter specifico verso uno stato maggiormente favorente un modello di emissione rilassata. Quindi in realtà ho "fatto" nella finalità di "togliere". Bisogna capire che la voce non sono solo le corde vocali (questo lo diceva sempre il Prof. MASSIMO BORGHESE) ma è il frutto, il risultato di una visione globale fisica e mentale:le corde sono il ramo che però è attaccato all'albero.
D'altronde la semplicità nella ricerca del gesto vocale si pone alla base di tutto :tempistica, modalità, attuazione sono i punti chiave delle eventuali modificazioni fisico - meccaniche.
Facciamo un esempio :alla prima lezione di canto l'insegnante dice "metti la bocca così" oppure "fai questo".
Il risultato sarà mediocre nella maggior parte dei casi poiché il" gesto richiesto"non sarà stato indotto con i giusti tempi e soprattutto non è stato basato su un schema motorio naturale. A tal proposito citando il M°Antonio Juvarra "non mi rilasso per cantare, ma canto per rilassarmi" è sicuramente l'approccio mentale ideale, da integrarsi però con un intervento rimediativo fisico-meccanico che rispetti tempi e modalità.
Questo se stiamo parlando di studio del canto.
Ma sul palco che succede? Quanto il "mi rilasso per cantare" o "alza il palato" o "canta come se parlassi" diventano davvero consigli utili?
Possono esserlo se il repertorio lo consente. Immaginiamo ad esempio in un musical l'interpretazione di un ruolo con caratteristiche di sofferenza, grido, disperazione :per ottenere quell'effetto vocale sicuramente il cantante non potrà essere "rilassato", ma dovrà ricorrere a delle attività muscolari da tenere sempre in un ottimo bilanciamento tra efficacia interpretativa ed il rispetto del primum non nocere.
Il discorso quindi non solo si complica ma non trova una soluzione proprio per il principio di" contingenza " espresso prima.
Da una mia personale osservazione posso affermare che quasi nessuno parte da un canto naturale e senza sforzo:quella è una fortuna di pochi, per i quali i suggerimenti di" canta come parli", "stai rilassato", "non spingere", "respira come per una boccata d'aria al mare", "fai galleggiare la voce" "canta come se soffiassi leggermente"..... Possono funzionare, ma per la maggior parte dei casi assolutamente no.
"Noi altri", esseri umani con tensioni già insite nella semplice comunicazione parlata, piuttosto che nella postura dobbiamo lavorare per arrivare al gesto naturale :è paradossale, quanto, sempre nell'ottica giusta, bisogna "fare "per arrivare al "non fare".

L'importanza dell'idratazione per il cantante 


Nei professionisti della voce vi è una più alta prevalenza di disturbi dovuti spesso ad  eccessive richieste vocali in termini quantitativi e qualitativi.
Un aspetto fondamentale è l'idratazione che dividiamo in SISTEMICA ( il classico suggerimento di 8 bicchieri di acqua al giorno) e DIRETTA, riferendoci al grado di umidità necessaria a mantenere sana la superficie epiteliale delle corde vocali. L'idratazione diretta si ottiene per inalazione di aria umidificata :l'aria condizionata fredda, ma anche eccessivamente calda, secca le corde vocali riducendone la capacità vibratoria con conseguente aumento dello sforzo e l'aumentarsi del rischio di un fonotrauma
Un tessuto disidratato è quindi maggiormente soggetto a stress, per cui è necessaria una reidratazione frequente sia per mantenere  normali le funzionalità vocali che per prevenire lesioni cordali.
La FONIATRIA ci insegna che sono possibili alterazioni nel movimento delle corde vocali in seguito a scarsa idratazione e questo può determinare delle anomalie nel segnale acustico. Possiamo dire che le corde vocali "asciutte" non vibrano con la stessa facilità di corde normalmente idratate portando a sintomi come la disfonia.
L'idratazione diretta può avvenire inalando vapore, respirando da un fazzoletto bagnato, insomma con sistemi di "aerosol" a base di acqua, ed in accordo col foniatra potrebbe essere importante costruire un programma di Idratazione giornaliera.
Il meraviglioso strumento della voce.

 Francesco Ruocco 

I vocalizzi servono veramente per cantare bene? 

Diciamo la verità :mettersi lì a fare i vocalizzi non è sempre entusiasmante rispetto al cantare un brano oppure andare ad una prova per uno spettacolo piuttosto che fare un karaoke! 

Spesso mi viene da sorridere quando mi si parla poi di "tempo" :è ormai prassi comune il pubblicare delle bellissime fotografie di sé stessi in diverse pose che richiedono forse il doppio del tempo di un VOCALIZZO tra il posizionamento del telefono, beccare lo scatto nel quale l'immagine è migliore, scegliere, filtrare, scrivere una frase ad effetto, pubblicare. 

Ma per i vocalizzi non c'è tempo, probabilmente perché non portano like😂. 

Poi chiaramente conosco chi davvero non ha tempo, ma sopra ho parlato in modo ironico volendo fotografare uno spaccato della odierna realtà. 

Ma veniamo al punto :servono davvero gli esercizi di tecnica vocale? 

Un esercizio viene sviluppato secondo le esigenze vocali del cantante, non tutti hanno la stessa finalità :vi sono esercizi che ci condizionano ad un lavoro maggiormente incentrato sul "passaggio di registro", altri nei quali si lavora sull'articolazione, altri che ci permettono di ottenere un risultato ottimale nel controllo dinamico, altri sul vibrato e via dicendo. 

Gli esercizi di tecnica vocale possono PREVENIRE patologie, ALLENARE lo strumento, permettere l'acquisizione di abilità vocali, aiutare nella risoluzione di problemi vocali. Qualche volta mi si dice"ma cantare direttamente non è la stessa cosa? ". Chiaramente NO, perché altrimenti molti cantanti non finirebbero dal foniatria con corde in cattivo stato, non avrebbero stanchezza vocale e via dicendo. Il canto è un atto artistico della voce nel quale non sempre si lavora in eufonia vocale (soprattutto per il canto moderno), e dove la fonazione è permeata dagli aspetti comunicativi che impongono un utilizzo espressivo :un calciatore professionista sa bene che per giocare al pallone deve allenare il corpo in palestra. 

Gli esercizi, esattamente come un training fisico, ci permettono di lavorare sul miglioramento di una o più qualità della voce cantata che andremo a rendere mezzo espressivo nel canto. La tecnica è il mezzo, questo non lo si dovrebbe mai dimenticare. Riconosco una voce che studia da una che non lo fa dopo 3 note:postura naturale, assenza di tensioni, articolazione fluida, estensione, vibrato, capacità di gestione della respirazione e tanto altro, danno vita AD UN BUON SUONO che diviene buon canto, diviene espressione vocale e musicale. Sento molti colleghi che parlano della tecnica vocale come "costruzione", mentre per il sottoscritto è uno scavare, un togliere tutte le tensioni superflue e gli atteggiamenti che portano alla DISFUNZIONE dello strumento voce :liberando la voce questa acquisisce le sue naturali abilità divenendo probabilmente il mezzo di comunicazione artistica più bello.


Francesco Ruocco 

Il canto in  mascbera

Tra i luoghi comuni più spesso citati da cantanti, maestri, vocal coach, logopedisti troviamo la tanto famigerata "voce in maschera". Cercando di mantenere una trattazione veloce, è bene chiarire alcuni concetti fondamentali :

1)la voce non è un oggetto che può spostarsi a piacimento 

2)il suono essendo un'onda è sostanzialmente onnipervadente, in grado quindi di occupare /sfruttare tutti gli spazi possibili. 

Detto ciò è chiaro che la posizione assunta da labbra, palato, lingua su certe vocali o consonanti sia predisponente ad una fonazione maggiormente proiettata "avanti" rispetto ad altre, ma ciò non deve assolutamente significare che esistano vocali ideali o da utilizzare come stampino per le altre. 

Il punto di partenza utile nella didattica vocale al fine di permettere il perfetto sfruttamento delle risonanze, sta nella pronuncia. 

Pronunciare non vuol dire scandire bensì "dire a favore ":una corretta percussione delle consonanti, unita alla creazione di una corretta "figura" della vocale, permette il perfetto sfruttamento delle risonanze grazie al quale il suono fondamentale si rafforza dei suoni armonici con un conseguente miglioramento della qualità del suono. 

Dire ad un cantante "metti la voce più avanti" può essere un suggerimento nullo se alla base non si sta lavorando sui parametri dell'articolazione che crea in realtà la risonanza. Difatti è proprio l'articolazione a modellare gli spazi di risonanza dai quali dipende il timbro. 

Si canta al livello del parlato non vuol dire che le due cose siano realmente vicine, ma sicuramente il permanere di elementi come la fluidità articolatoria e la conseguente povertà di tensioni ne migliora la qualità artistica. 

Si potrebbe dire che la voce in quanto tale non può "andare indietro", ma la pronuncia, se non ben curata rischia di rendere poco nitida la figura del suono oltre che chiaramente rendere maggiormente faticosa la fonazione artistica. Ecco quindi che esercizi basati su continui cambi di vocale /consonante, uniti all'orecchio esperto di un insegnante, pongono le basi di flessibilità articolatoria che annulla le tensioni costrittive e migliorano l'intellegibilità della parola:questa la base dalla quale partire. 

Il cantante moderno potrà fermarsi a ciò, mentre quello "lirico" avrà necessità di un ulteriore lavoro risonanziale:la creazione di una giusta portanza e penetranza del suono, che permetteranno a quella voce di essere udibile in ampi spazi senza l'ausilio di un microfono e di mantenere nella "pasta" del suono quelle componenti di colore, corposità tipiche dello stile. 

La parola ben detta anche nella lirica è il presupposto fondamentale alla ricerca degli spazi di risonanza, in mancanza di ciò la voce risulta "grossa" ma mancante del suo nucleo. Concludo questa osservazione dicendo che la vocale in sé rappresenta lo spazio:le vocali prendono vita in bocca, ovvero dalla forma che assume la bocca nel rapporto labbra-lingua - palato :questa è una forma vuota nella quale l'onda sonora proveniente dalla laringe si trasforma in vocale. I vocalizzi in primis servono a curare questa sintonizzazione grazie alla quale il cantante trova il giusto spazio di ogni vocale che è la base di una corretta impostazione di qualsiasi genere. 

La consonante è invece data dall'opposizione degli organi articolatori all'aria e rappresenta il confine perimetrale della parola :immaginando di parlare senza consonanti, una frase come "oggi è una bella giornata" diverrebbe "oi è ua ea ioaa". Il cantante deve essere quindi allenato alla pronuncia delle consonanti nei loro diversi luoghi di articolazione unitamente al piazzamento delle vocali e sempre in un gioco che ponga la fluidità del gesto alla base, esattamente come parliamo. 


Francesco Ruocco 

 


Gli esercizi Sovte :inquadriamone la reale utilità
Correva l'anno 2000 e mi presentai ad un' audizione presso il teatro Verdi di Salerno per il ruolo di Don Basilio nell'opera "Le nozze di Figaro".Mentre tutti erano lì a fare vocalizzi in piena voce, il sottoscritto iniziò con questa "RRRRRR" attirando non solo l' attenzione, ma anche gli sguardi...

Lo studio delle discipline musicali rende musicista un cantante, questo è il mio pensiero basato su 25 anni di esperienza didattica.
Ma chiediamoci seriamente "Perché" ?
Non mi basta dire che "la musica va studiata" solo per partito preso, ma voglio motivare i diversi punti che mi portano ad affermare ciò.
Il canto, a differenza...

Il BELTING

21.02.2021

Con il termine belting andiamo a descrivere l'utilizzo del registro di petto "trascinato" verso le note più acute . A livello fisiologico questo modello di emissione è ad alto dispendio energetico poiché richiede un utilizzo del nostro strumento musicale "a pieno regime".

Ad oggi ,nel completo marasma didattico diffuso anche tramite l'ausilio di internet, diventa piuttosto complesso destreggiarsi nella ricerca di una buona scuola di canto o di un buon maestro . Metodi ,certificazioni e belle parole la fanno da padrona nel web :"scopri il metodo delle star..." "con noi la tua voce volerà più in alto" " vieni a...

EQUILIBRIO

19.01.2021

Ricevo e pubblico questo articolo di Maria Chiara de MATTEO che vi presento.

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